pandascuro
Tempus fugit
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La giornata, per come e’ iniziata, si prefigura una collezione di figure archetipiche e di luoghi comuni.
Il tragitto verso la stazione che ancora era buio, in una milano fredda e piovosa. Il treno che, attraversando la campagna emiliana, taglia velocissimo una nebbia da manuale, che si confonde con la bruma mattutina.

Ho iniziato una storia a distanza. Roma – Milano, Milano – Roma. Skype, Whatsapp, e la tecnologia che fa quel che puo’ per permetterci di scaldarci il cuore, a vicenda. I weekend, i weekend lunghi, le mini vacanze. L’incontrarsi da amici, a Firenze, come metodo per dividersi un po’ le spese.

E soprattutto, per la prima volta, noto la tirannia del tempo. Al di la’ dei segni cui sono abituato, del suo passare, coi contorno occhi che funzionano sempre meno e via cedendo, e delle sue normali scansioni, coi weekend e le affannose attese per lo stipendio.

Per la prima volta mi accorgo di quanto sia prezioso il tempo. Me ne accorgo la notte prima di ripartire. I secondi che scivolano via, bacio dopo bacio, e io che cerco altro tempo con avidita’, con cupidigia d’amore, spingendo in la’ l’ora del sonno, finche’ non mi addormento sfinito. E mi dispero, pensando a quanto siano lunghe, eterne, le prossime due o tre settimane in cui non lo vedro’.

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